Le vespe: caratteristiche

Le vespe sono tra gli insetti più diffusi e comuni. Di solito sono temute per il pericolo di essere punti e per le conseguenze che possono derivare dai loro morsi, specie se inflitti in gran numero. Infatti, esse hanno una spiccata aggressività, in particolare in autunno, e attaccano quando vengono disturbate o per proteggere il loro nido.
Le vespe appartengono alla famiglia degli Insetti Imenotteri che conta circa 3.000 specie diffuse in tutto il mondo. Sono molto simili alle api, dalle quali differiscono per la caratteristica forma del corpo allungato, con l’addome ristretto e il penducolo alla base. Possono essere di colore giallo e nero molto marcati, oppure tendere al rossiccio. il disegno che i colori formano sull’addome identifica la specie d’appartenenza.
Le specie più diffuse nei paesi a clima temperato sono la Vespula vulgaris, la Polistes gallicus e la Vespa crabro, più nota come calabrone. Le prime due, le cosiddette vespe comuni, misurano circa 17 mm ad eccezione della regina che può superare i 20 mm, mentre per il calabrone le dimensioni vanno dai 2,5 cm dei maschi fino ai 5 cm delle femmine.
Le vespe possono essere divise in due grandi gruppi: le vespe sociali che vivono in colonie, e le vespe solitarie, ma esistono specie con caratteristiche intermedie.
Esse vivono in colonie organizzate secondo un sistema gerarchico diviso in tre caste: la regina, le operaie e i maschi destinati alla riproduzione.
Il ciclo vitale delle vespe è di un anno, tranne per le femmine fecondate, le future regine, che trascorrono i mesi freddi al riparo, mentre le operaie, i maschi e la vecchia regina muoiono.

Come si nutrono le vespe

Le vespe si cibano in maniera differente a seconda dell’età. Quelle adulte preferiscono le sostanze zuccherine che ricavano dal nettare dai fiori, dalla polpa della frutta matura, dal miele prodotto dalle api ottenuto invadendo le loro arnie, o dalla secrezione salivari delle loro larve. Queste ultime invece si nutrono prevalentemente della carne di altri insetti, specialmente mosche e bruchi, catturati dalle operaie, dette anche bottinatrici.
Le vespe nutrono le larve imboccandole. Gli insetti vengono maciullati dalle loro potenti mandibole, privati di zampe, ali e di tutte le parti indigeribili, quindi ridotti ad una poltiglia che viene deposta sulle appendici boccali della larva. Mentre si nutrono, le larve secernano una bava zuccherina di cui le vespe adulte si cibano. Questo scambio di nutrimento è detto trofallasi.

Il vespaio

Il vespaio ha forme e dimensioni diverse, e a seconda della specie può contenere fino a 20.000 individui.
Esso si può trovare tra i rami degli alberi, nelle cavità dei muri, sotto le tettoie, nei solai e talvolta sottoterra, come nel caso della Vespula germanica, in luoghi comunque maggiormente protetti dalla pioggia.
Poiché le vespe non producono cera, il nido viene costruito con sostanze diverse. Le vespe sociali utilizzano un composto formato da fibre legnose sminuzzate e impastate con la saliva, detto cartone. Le solitarie e le scavatrici utilizzano un impasto di terra e frammenti di foglie o residui animali.
La costruzione del nido inizia in primavera, quando una femmina dà origine alla nuova colonia di cui sarà la regina. Essa comincia attaccando il materiale ad un sostegno. Dalla base si sviluppano gli alveoli o celle, tutte di forma esagonale. La grandezza del favo aumenta man mano che le nuove operaie costruiscono altre celle. L’intero nido può essere rivestito da una sorta di involucro di protezione che lascia libera solo un’apertura di volo.
Ogni cella ospita una larva, accudita dalla madre o da una vespa detta nutrice. Mentre le operaie vanno in cerca di cibo, le anziane depongono le uova e i maschi rimangono in attesa della fecondazione.
Raggiunto lo sviluppo definitivo, le femmine sciamano, cioè abbandonano il nido per andare a fondarne dei nuovi.

La disinfestazione

Un vespaio nelle vicinanze dell’abitazione può rappresentare un pericolo. Per evitare che le vespe si avvicinino troppo, è buona norma adottare delle precauzioni, ad esempio non lasciando cibi e bevande zuccherate scoperti, sigillando i rifiuti o non esponendo piante fiorite sui davanzali.
Per liberarsi di un favo è preferibile agire durante le ore notturne o all’alba, quando le temperature sono più basse e i riflessi delle vespe sono più lenti. In ogni caso va sempre indossata una tuta da apicoltore con maschera.
Esistono diversi rimedi: irrorare il nido con una sostanza velenosa, usare esche o trappole di vario tipo, immergere l’intero favo in acqua e sapone, chiuderne l’accesso. Se però il nido si trova in un posto difficile da raggiungere, è necessario rivolgersi a personale specializzato.

Cosa fare se si viene punti dalle vespe

La puntura delle vespe è molto dolorosa. La prima cosa da fare è rimuovere il pungiglione, quindi applicare sul morso del ghiaccio.
Se si soffre di qualche allergia o si avverte un senso di soffocamento, è indispensabile recarsi al pronto soccorso per scongiurare un eventuale shock anafilattico.